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Intestino e Tiroide: La Connessione Nascosta nella Tiroidite di Hashimoto

Disbiosi, permeabilità intestinale e infiammazione cronica: perché lavorare sul microbiota può fare la differenza

Intervista alla Dott.ssa Daniela Cimpeanu – di Roberto Scenna Biagioli

Dottoressa Cimpeanu Daniela – Esperta in benessere e prevenzione dei disturbi gastrointestinali, Doctor of Science in Naturopathy, Major in Dietology e Nutrizione, autrice del libro L’Intestino: l’origine di tutte le patologie.

D: Dottoressa Cimpeanu, la ringrazio per aver accettato questa intervista. È sempre un piacere e un grande arricchimento confrontarsi con chi, come lei, da anni si dedica con passione e competenza alla medicina naturale e alla relazione tra salute intestinale e benessere generale. Oggi vogliamo approfondire con lei un tema di grande attualità e interesse: il legame tra intestino e tiroidite di Hashimoto. Perché secondo lei questa connessione è così importante?

R: Da oltre vent’anni aiuto le persone a ritrovare il benessere partendo proprio dall’intestino, che considero la vera radice della salute. Molte persone che arrivano da me con stanchezza cronica, aumento di peso, caduta di capelli, umore altalenante e anticorpi tiroidei alti scoprono che il problema non nasce solo nella tiroide, ma spesso nell’intestino.

D: Cos’è davvero l’intestino e perché viene spesso definito il “secondo cervello” del nostro organismo?

R: L’intestino non è semplicemente un organo digestivo. È un sistema estremamente complesso – la lunghezza complessiva del tratto gastrointestinale è di circa 7-8 metri – che ospita il 70-80% del nostro sistema immunitario. Grazie ai villi e microvilli, la superficie assorbente interna raggiunge decine di metri quadri, rendendolo una delle aree più estese di contatto tra l’organismo e l’ambiente esterno. Contiene trilioni di batteri (il microbiota) che comunicano costantemente con il cervello, con gli ormoni e con ogni cellula del corpo.

Per questo motivo viene giustamente chiamato “secondo cervello”: produce oltre il 90% della serotonina e dialoga direttamente con la tiroide attraverso l’asse intestino-tiroide. Quando è in equilibrio (eubiosi), digerisce e assorbe i nutrienti essenziali per gli ormoni tiroidei (iodio, selenio, zinco, ferro), mantiene una barriera protettiva e regola l’infiammazione.

D: Cosa succede quando si crea uno squilibrio? Ci parli di disbiosi e permeabilità intestinale.

R: La disbiosi è una condizione in cui si altera l’equilibrio del microbiota intestinale, con riduzione dei batteri benefici e prevalenza di microrganismi potenzialmente patogeni come Candida ed Escherichia coli.

In queste condizioni, il transito intestinale può rallentare e il colon entrare in uno stato di fermentazione e putrefazione. È importante chiarire un punto spesso ignorato: non sempre ciò che introduciamo con l’alimentazione viene correttamente eliminato. Quando si verifica un’evacuazione incompleta, il colon può diventare un sistema di accumulo progressivo.

Immaginate il vostro colon come un “pozzo interno”: i residui alimentari, il muco e le incrostazioni fecali ristagnano più del necessario, creando un ambiente favorevole alla proliferazione batterica e alla produzione di metaboliti irritativi. Alcune sostanze possono essere riassorbite nel sangue, contribuendo a una risposta infiammatoria sistemica di basso grado, associata a gonfiore, reflusso e disturbi ricorrenti.

La permeabilità intestinale (o leaky gut) è ancora più insidiosa: le giunzioni strette tra le cellule intestinali si allentano, permettendo a tossine, batteri, LPS (lipopolisaccaridi) e particelle alimentari di entrare in circolo. Il sistema immunitario si attiva in modo cronico, creando infiammazione di basso grado in tutto il corpo. Studi recenti confermano che i livelli di zonulina (marker di permeabilità) sono significativamente più alti nei pazienti con Hashimoto.

D: Come influisce tutto questo sulla tiroide e in particolare sulla tiroidite di Hashimoto?

Il legame è fortissimo e bidirezionale. Innanzitutto c’è un mimetismo molecolare: le endotossine batteriche somigliano alle proteine della tiroide (TPO e tireoglobulina), così il sistema immunitario le attacca entrambe. Poi c’è malassorbimento di nutrienti fondamentali per la conversione T4 in T3 attivo. Infine, l’infiammazione sistemica e lo squilibrio Th17/Treg alimentano l’autoimmunità.

Nel 2025 lo studio presentato all’ENDO (Endocrine Society) dal team di Cedars-Sinai ha evidenziato che le persone con ipotiroidismo hanno un rischio 2,2 volte maggiore di sviluppare SIBO, mentre nei pazienti con tiroidite autoimmune di Hashimoto il rischio sale a 2,4 volte. Questo rischio si riduce significativamente con una corretta terapia tiroidea, ma conferma il circolo vizioso.

Altre ricerche del 2025 su Frontiers in Microbiology e riviste di endocrinologia mostrano che nei pazienti con Hashimoto si osserva ridotta diversità microbica, diminuzione di batteri produttori di SCFA e aumento di batteri pro-infiammatori, con progressione maggiore verso l’ipotiroidismo clinico.

D: Qual è il suo approccio pratico per aiutare queste persone?

R: Il mio approccio è proprio quello di andare alla radice del problema lavorando in profondità sull’intestino.

È fondamentale sottolineare che la terapia ormonale prescritta dall’endocrinologo resta il pilastro centrale. Il mio lavoro si pone come approccio complementare coadiuvante l’azione medica, sempre in stretta collaborazione con il medico endocrinologo.

Nel mio libro L’Intestino: l’origine di tutte le patologie condivido il percorso che ho sviluppato in oltre vent’anni di esperienza: un metodo basato sul protocollo delle “5R” per rimuovere le cause scatenanti e sostenere la capacità dell’organismo di ripristinare il proprio equilibrio naturale attraverso una medicina biointegrata.

Questo include innanzitutto una profonda pulizia intestinale per espellere tossine accumulate, residui alimentari, incrostazioni fecali e muco stagnanti che trasformano il colon in un vero “pozzo nero” interno. Si lavora quindi sulla disbiosi e sulla permeabilità intestinale, per poi favorire il ripristino della flora batterica amica e riportare l’apparato gastrointestinale in eubiosi, cioè in un sano equilibrio.

Si prosegue con un’alimentazione anti-infiammatoria e antiossidante ricca di verdure, fibre, polifenoli e alimenti vitali, che sostiene la salutogenesi e la disintossicazione naturale di tutti gli organi emuntori: intestino, fegato, pelle, polmoni e reni.

Ho visto migliorare significativamente gli anticorpi anti-TPO e anti-TG, la sintomatologia e la qualità della vita di tantissime persone che hanno seguito questo percorso coadiuvando l’azione medica dell’endocrinologo.

D: Un messaggio finale per chi sta lottando con la Hashimoto?

La tiroidite di Hashimoto raramente arriva da sola. Spesso è preceduta da anni di segnali intestinali ignorati: gonfiore, stitichezza, intolleranze alimentari. Ascoltare il proprio intestino significa dare una possibilità concreta alla tiroide di funzionare meglio. Non sostituite la terapia ormonale, ma integratela con un lavoro mirato sull’intestino: rimuovendo le cause scatenanti, favorendo la pulizia profonda e ripristinando l’equilibrio del microbiota è possibile ottenere un benessere reale e duraturo. La medicina biointegrata a 360 gradi, coadiuvando l’azione medica, rappresenta oggi una strada molto promettente.